Archivi categoria: Ricorrenze

Nozze d’oro per i Beatles


Era il 5 ottobre 1962 quando a Liverpool iniziò la più importante rivoluzione musicale, attraverso la pubblicazione di Love me do, il primo singolo di quel gruppo musicale che ha fatto storia negli anni ’60: The Beatles.
I Beatles, dunque, compiono 50 anni. Nonostante il gruppo si sia sciolto e alcuni componenti siano scomparsi, Ringo Starr, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison continuano a vivere nella storia della musica, continuano a suonare, continuano a influenzare la musica attuale.
Per celebrare l’anniversario, nonostante l’assenza di Paul McCartney e Ringo Starr, a Liverpool sono state organizzate manifestazioni ed eventi in onore dei quattro. Tra questi, il più importante è stato l’allestimento di un coro di 1648 persone che ha intonato Love me do: un coro da Guinnes World Record, riuscito e certificato ufficialmente. Il giorno dopo, 6 ottobre 2012, si è tenuto un grandissimo concerto tributo nel famoso Cavern Club, il locale dove i Beatles suonarono per la prima volta insieme, il luogo dove tutto ebbe inizio.
In questi giorni le strade di Liverpool erano gremite di fan provenienti da tutto il mondo, risuonavano constantemente le canzoni del gruppo, riprendono vita i luoghi d’infanzia di Lennon, Starr, Harrison e McCartney. Liverpool è diventata come una meta di un pellegrinaggio: un vero fan dei Beatles che non vi fa tappa, non può capire fino in fondo quanto i Beatles hanno fatto davvero la storia. Sono un mito di mezza età.
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Jimi Hendrix moriva 42 anni fa

Il 18 settembre 1970, 42 anni fa, è morto Jimi Hendrix a causa di una overdose. Ha vissuto solo 27 anni, ma nonostante la sua breve carriera viene definito nel 2011 dalla rivista Rolling Stone uno dei più grandi chitarristi di tutti i tempi. Jimi era un musicista dalle doti eccezionali, al di sopra dei colleghi come Eric Clapton e Jimmy Page. Attraverso il suono della chitarra elettrica è riuscito a creare un sound innovativo: rock fuso ad armonie blues, funky e psichedelica. Inoltre è stato un autore di testi magnifici: indimenticabili sono Hey Joe, Purple Haze e Little Wing. Il suo stile e la sua musica non ha eguali, ma molte sono le sue influenze che si riscontrano nei brani contemporanei, come per esempio l’uso della distorsione con la chitarra elettrica. Anche l’aspetto selvaggio di Hendrix e il suo modo furioso di suonare la chitarra fanno di lui una vera e propria icona a cui ispirarsi. Hendrix viene ricordato soprattutto per l’esibizione di chiusura del festival di Woodstock nel 1969: il chitarrista suona l’inno nazionale statunitense in modo provocatoriamente distorto. Questa immagine è diventata il simbolo di Jimi Hendrix. Non solo: dopo l’esibizione afferma: “La gente piange se qualcuno muore, ma la persona morta non sta piangendo. Quando morirò voglio che la gente suoni la mia musica, perda il controllo e faccia tutto ciò che vuole”. Infatti la sua musica riecheggerà per l’eternità e lo ricorderemo per sempre.

Alex Baroni: 10 anni dalla sua scomparsa

Dopo tre settimane in coma, a causa di un incidente stradale in moto, Alex Baroni se n’è andato il 13 aprile 2002, lasciando un vuoto incolmabile: era un compositore e scrittore di brani straordinari, resi unici dalla sua voce con un timbro soul insostituibile, apprezzato da Pavarotti. Il cantantautore milanese è stato compagno della cantante Giorgia, la quale ha rivelato a Vanity Fair nel novembre 2011 di non aver mai superato la morte di Alex: “Piangevo perché avrei voluto morire anch’io, con lui”. A dieci anni dalla scomparsa di Alex, Giorgia, insieme ad altri 13 artisti, ha collaborato alla realizzazione di un album in onore del cantante intitolato Il senso… di Alex, presente nei negozi di dischi dal 20 marzo 2012. L’idea della creazione di questo progetto è nata dall’amico e produttore di Alex Marco Rinalduzzi, per onorare uno dei migliori interpreti ed autori degli ultimi 50 anni, poichè non era stato ricordato come dovuto. Il disco è frutto di un lavoro durato un anno e contiene 15 tracce, di cui la prima è un inedito di Alex: Arrivederci amore mio è un brano a cui Alex stava ancora lavorando per il nuovo album. Sicuramente un singolo non ancora maturo, non pronto per un album, non perfetto. Serve solo per ricordare la voce calda di Alex, che risuona anche nel secondo pezzo di questo disco-tributo E il cielo ti prese con sè, un duetto con Renato Zero fatto con la tecnologia digitale. Gli altri brani sono reinterpretazioni delle canzoni più note di Alex, eseguite da cantanti come Giorgia (naturalmente), Mario Biondi, Carmen Consoli, Claudio Baglioni e Noemi, che rivela: “Alex Baroni ci ha insegnato che il soul si può fare anche in italiano. È stato un onore cantare Cambiare.”. Tra gli interpreti compare a sorpresa Fabrizio Frizzi con Sei la mia canzone: anche lui voleva fare la sua parte in questo progetto in quanto suo amico e fan. Frizzi definisce l’album Il senso… di Alex come “un punto di riferimento per tutti coloro che non si sono rassegnati alla sua mancanza”. Inoltre Rinalduzzi aggiunge che “non esiste un senso per la morte di una persona così giovane, ma credo che Il senso… di Alex dia una ragione al lavoro fatto da questo ragazzo nella sua vita troppo corta”. Il tributo ad Alex non si limita a questo disco: il 2 maggio 2012 si terrà una serata in suo onore al The Place di Roma. Un evento che servirà a ricordare un cantante che non si è mai dimenticato: un modello di tecnica, di controllo vocale, di cantautore, a cui si ispirano molti giovani cantanti, come ad esempio Marco Mengoni. Ma Alex rimane insostituibile. Ciao Alex.

Otto premi per Michael Jackson

16 gennaio 1984: undicesima edizione degli Annual American Music Awards a Los Angeles. Michael Jackson con l’album Thriller vince ben 8 premi su 12 nomination, cifra record per un solo album. Tra le categorie vinte più importanti sono Miglior Artista Pop/Rock, Miglior Album Pop/Rock e Award of Merit. Thriller è il sesto album di Michael, pubblicato nel novembre del 1982, e porta il cantante alla massima notorietà. Infatti, il disco è rimasto per ben 17 settimane consecutive nella classifica di Billboard 200 ed è il più venduto al mondo: 110 milioni di copie dall’anno di pubblicazione. Questi dati non solo fanno ottenere a Michael 29 dischi di platino e 4 dischi di diamante (20 milioni di copie vendute), ma Thriller entra anche a far parte del Guinness World Record, poichè è l’album più venduto di tutti i tempi: ancora oggi vengono vendute mediamente 500 mila copie l’anno. L’album contiene i singoli Billie Jean, Beat it e Thriller, canzoni che hanno fatto ottenere a Michael altri premi prestigiosi. La notorietà di Thriller non è solo per la bravuta di Jackson, ma soprattutto per i video delle canzoni: il più famoso è il video di Thriller, in cui Michael Jackson, con la regia di John Lands, recita e balla e si trasforma addirittura in lupo mannaro. E’ un vero e proprio cortometraggio con coreografie ed effetti speciali.  Thriller è stato ripubblicato nel 2009 per festeggiare i 25 anni del disco, in una edizione speciale con cd e dvd e con la collaborazione di altri artisti come Akon, Kanye West e Will.I.Am. Thriller è l’album che rappresenta maggiormente l’anima di Michael Jackson e il suo successo è intramontabile.

Qui di seguito troverete un video di Michael Jackson agli American Music Awards:

Secondo anniversario della scomparsa di Teddy Pendergrass

E’ famoso per le sue romantiche canzoni d’amore, 30 anni di attività, passione per il genere R&B, soul e jazz, 20 album pubblicati, di cui i primi sei gli hanno fruttato il disco d’oro e gli ultimi due sono delle raccolte. La carriera e la vita del noto cantante statunitense Teddy Pendergrass, morto il 13 gennaio 2010 a soli 59 anni, è stata ricca di avvenimenti. Nasce nel 1950, vive solo con la madre, in quanto il padre lo ha abbandonato da piccolo. Non porta a termine il liceo per dedicarsi esclusivamente alla musica: inizia a cantare in un coro gospel, fa parte dei Cadillacs e poi fonda i Blue Notes. Dal 1976 però si stacca dal gruppo e nel 1977 pubblica il suo primo singolo da solista I don’t love you anymore, inserito poi nell’album eponimo Teddy Pendergrass. Escono in seguito altri cinque album. Questi primi sei gli fanno ottenere il disco d’oro e alcune nomination per i Grammy Awards. Nel 1982 Teddy viene coinvolto in un grave incidente automobilistico, che lo costringerà a rimanere su una sedia a rotelle. Ciò non lo scoraggia e continua a cantare. Pubblica altri album e nel 1984 esce Hold me, duetto con la giovane Whitney Houston. Collabora con altri artisti come Lisa Fisher e Stephanie Mills. Nel 1998 scrive l’autobiografia Truly Blessed con l’aiuto di Patricia Romanowski. Love Songs Collection (2004) è invece il suo ultimo album prima di ritirarsi definitivamente dalle scene nel 2006, a causa di un tumore al colon. Morirà due anni dopo.

13 anni senza Fabrizio De Andrè

È morto l’11 gennaio 1999. Fabrizio De Andrè manca ormai da 13 anni. 40 anni di carriera, 13 studio album e altri brani pubblicati come singoli, inseriti successivamente in una raccolta. Fabrizio De Andrè, soprannominato “Faber” dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio, nasce a Genova il 18 febbraio 1940. A 16 anni inizia a suonare la chitarra, frequenta il liceo classico, si iscrive all’università di legge, che abbandonerà per dedicarsi esclusivamente alla musica. In quegli anni scrive Marinella, ascolta i Brassens, di cui traduce alcuni brani, e si avvicina al jazz con i colleghi Tenco, Bindi e Paoli. Capisce che fare il cantautore è la sua strada, sia moralmente che economicamente. Nel 1961 viene pubblicato dalla casa discografica Karim il primo 45 giri. Nei testi Faber racconta storie di emarginati, ribelli, prostitute, parla di abosto, omosessualità e disagio nel mondo borghese: scrive un tipo di una canzone colta che tratta di tematiche sociali, utilizzando un linguaggio semplice ma con metafore poetiche. Infatti, i testi vengono considerati delle vere e proprie poesie, tanto che alcune vengono addirittura inserite nelle antologie scolastiche. Lo scopo delle sue canzoni è quello di indicare la strada giusta da seguire, attraverso l’insegnamento di codici di comportamento. Per De Andrè fare il cantante significa fare uu mestiere serio, su cui impegnarsi e riflettere. Per quanto riguarda la musica segue le tradizini musicali regionali (scrive anche in dialetto genovese), unendole alle sonorità di stampo internazionale. Per Fabrizio la musica è un mezzo di comunicazione, in grado di far guarire le persone: deve emozionare a seconda del timbro e tono di voce usato. Nel 1966 esce il suo album d’esordio Tutto Fabrizio De Andrè e dal 1968 iniziano gli anni più profiqui per il cantante fino al 1973, periodo in cui compone Cantico dei drogati, canzone tratta dalla poesia di Riccardo Mannerini Eroina, e pubblica il disco La buona novella, in cui reinterpreta il pensiero cristiano, sottolineando l’aspetto umano di Gesù in contrapposizione al modello sacralizzato dalla Chiesa. L’album più importante e anche quello più criticato è Storia di un impiegato: un concept album a sfondo politico, vicino al movimento studentesco. Dal 1972 fa concerti dal vivo, anche se un senso di timidezza e imbarazzo per l’occhio sinistro più chiuso del destro lo attanaglia. Per questo motivo si esibisce in penombra e bevendo whisky. La famiglia De Andrè viene poi sequestrata in Sardegna nel 1979 per quattro mesi. Fabrizio entra sensibilmente a contatto con la gente sarda: questa esperienza ispirerà molte canzoni in cui paragonerà i sardi ai pellerossa. Nel 1984 esce Creuza de ma, album in cui descrive la realtà mediterranea e canta solamente in genovese. Successivamente collabora con Mauro Pagani, Nicola Piovani, Ivano Fossati e il figlio Cristiano De Andrè. Nel 1997 gli viene assegnato il premio Lunezia e viene definito come il Bob Dylan italiano. Durante la tournèe del 1998 gli viene diagnosticato un carcinoma polmonare che lo costringerà ad interrompere il tour. Morirà pochi mesi dopo a Milano. In suo onore gli sono state dedicate molte biblioteche, scuole e vie. Inoltre il figlio Cristiano pubblica nel 2009 e 2010 l’album De Andrè canta De Andrè, in cui reinterpreta le canzoni del padre.

In memoria di Domenico Modugno

Roberto Vecchioni lo definisce il padre della canzone d’autore italiana. Si tratta di Domenico Modugno, il cantante che ha rivoluzionato la tradizione musicale e ha fatto sviluppare il mercato discografico dell’Italia. L’innovazione avviene quando nel 1958 ha cantato Nel blu dipinto di blu al Festival di Sanremo e uscendone vincitore. Il brano è stato tradotto in tutte le lingue. Negli Stati Uniti vengono vendute milioni di copie del disco e rimane per quattro mesi in vetta alle classifiche di tutto il mondo. Per questo motivo l’industria discografica americana assegna al cantante pugliese l’Oscar del Disco e inventa il Grammy Awards. Modugno riceve due Grammy: uno per il “disco dell’anno”, l’altro per “la canzone dell’anno 1958”. Anche Billboard gli consegna tre dischi d’oro. Nel blu dipinto di blu è ancora oggi un pezzo di fama mondiale. “Volare ha cambiato l’assetto della musica italiana, sia per i suoni che per il testo” ha dichiarato Gianni Morandi in un’intervista pubblicata su Specchio nel 17 febbraio 1996. Modugno partecipa altre volte al Festival della Canzone Italiana: nel 1959 vince con Piove; arriva secondo con Libero nel 1960; vince nuovamente nel 1962 con Addio…addio e nel 1966 con Dio, come ti amo. Ma Domenico non è solamente un cantante, è anche compositore, autore, attore e showman. Egli nasce il 9 gennaio 1928 in provincia di Bari e fin dall’infanzia si appassiona alla musica, imparando a suonare la chitarra e la fisarmonica. Dopo il servizio militare viene ammesso al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e studia per diventare attore. Nel 1951 e 1952 partecipa a due film di Eduardo De Filippo: Filumena Marturano e Carica eroica. Negli anni successivi recita in altri spettacoli teatrali e film. Dopo aver partecipato a svariati concorsi e programmi radiofonici, Fulvio Palmieri della Rai gli propone una serie di trasmissioni radiofoniche intitolate Amuri… amuri, di cui Modugno è il regista, attore e rumorista. In questi anni il cantante pugliese scrive Lu pisce spada, La sveglietta e La donna riccia: sono brani in dialetto e di folklore pugliese e siciliano. Fine anni ’50 compone canzoni in stile napoletano come Lazzarella e Io, mammeta e tu. In seguito lavora in diversi sceneggiati televisivi, spettacoli teatrali e commedie musicali. Importante è il suo ruolo da protagonista nella commedia musicale Rinaldo in campo del 1961, commedia di cui è pure il compositore di tutte le musiche. Famose sono Tre briganti e tre somari e La bandiera. Si dedica anche alla poesia: musica Le morte chitarre e Ora che sale il giorno di Salvatore Quasimodo e Cosa sono le nuvole di Pier Paolo Pasolini. Nel 1984 durante le prove del programma La luna del pozzo viene colpito da un ictus, che menomerà la parola e i movimenti del cantante. Muore 10 anni dopo a Lampedusa. L’ultimo suo lavoro discografico risale al 1991, quando incide con il figlio Massimo l’album Delfini. Claudio Villa aveva definito Modugno un vero artista a tutto tondo, che ha composto canzoni che rimarranno nella tradizione italiana per decenni. O forse per l’eternità.

Buon Compleanno Carosone

3 gennaio del 1920. A Napoli nasce il cantautore e compositore Renato Carosone, famoso artista degli anni ’50 per le sue ironiche canzoni napoletane con melodie jazz e swing. La maestria di Renato è soprattutto nel saper coinvolgere il pubblico, attraverso alcune scenette comiche durante le performance musicali con il collega e batterista Gegè Di Giacomo. Con lui e il chitarrista Peter Van Wood (autore di Tre numeri al lotto) Carosone fonda nel 1949 il Trio Carosone, diventato in seguito un vero e proprio complesso di strumentisti, che si sono aggiunti dopo il trasferimento di Van Wood in America. Carosone a soli 17 anni si è diplomato in pianoforte al conservatorio di San Pietro a Majella. Dopo le prime esperienze musicali nell’Africa Orientale Italiana, il cantante deve prestare servizio militare nella Seconda Guerra Mondiale sul fronte della Somalia Italiana. La notorietà arriva nel 1954 con il primo long playing (LP) commerciale: Maruzzella, titolo tratto dal vezzeggiativo della moglie Marisa, a cui Carosone si è ispirato per scrivere questa canzone struggente e romantica. Inoltre da questo brano è tratto anche il film musicarello Maruzzella del 1956, interpretato da Claudio Villa. Altre incisioni famose sono Torero (1957), O’ sarracino (1958) e Caravan Petrol (1958), composte insieme a Nisa (Nicola Salerno). Carosone non ha successo solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti, dove Torero è rimasta in cima alle hit parade per due settimane. Inoltre Carosone si esibisce con memorabili concerti in tutta l’America: Caracas, Rio de Janeiro, San Paolo e New York. La particolarità delle canzoni di Renato sono le melodie orientaleggianti, il gusto parodistico tipico degli USA, ma soprattutto il cantautore applica tecnicismi musicali e strumentali del tutto nuovi, come la registrazione su nastro, le sovrapposizioni e le variazioni di velocità. Nel 1960 Carosone decide di ritirarsi dalle scene, in quanto il pubblico preferisce i cantanti “urlatori”: il gusto degli ascoltatori sta cambiando e Renato sente che non c’è più posto per il suo tipo di musica. Nel 1975 riappare nel concerto della Bussola di Focette, dove canta anche la famosissima e indimenticabile Tu vuo’ fa l’americano. Partecipa ad altre trasmissioni televisive e nel 1982 incide il suo ultimo disco Carosone ’82. Renato Carosone muore il 20 maggio del 2001, ma la sua musica vive ancora.

Gino Paoli ricorda Fausto Coppi

Sono passati 52 anni dalla morte del famoso ciclista del dopoguerra Fausto Coppi. Veniva chiamato l’Airone ed era un professionista del ciclismo: vinse cinque Giri D’Italia, due Tour De France e fu campione del mondo nel 1953. Leggendaria era anche la sua rivalità con l’avversario Gino Bartali, tanto che la tifoseria italiana era divisa in due. Fu talmente un fenomeno che dopo la sua morte, 2 gennaio 1960 a Tortona, fu inserito nella Top 25 della Cycling Hall of Fame: classifica dei migliori ciclisti di tutti i tempi. Fausto Coppi viene anche ricordato dal cantante Gino Paoli nella canzone Coppi, scritta da Paoli e Penzo nel 1985 ma rilasciata nel 1988 nell’album L’ufficio delle cose perdute. Gino Paoli elogia lo sportivo, lo descrive fisicamente, elenca le sue vittorie e il suo atteggiamento durante le gare. La canzone ha un ritmo incalzante e ciclico dato dall’armonia del violino che indica la fatica durante le sfide e lo strazio della morte; il tutto è contornato dal suono della chitarra e nell’ultima strofa si sentono le noti dolci del pianoforte prima del verso “e va su”, su verso il cielo. 

Testo di Coppi – Gino Paoli:

Un omino con le ruote
contro tutto il mondo
Un omino con le ruote
contro l’Izoard
e va su ancora
e va su

Viene su dalla fatica
e dalle strade bianche
La fatica muta e bianca
che non cambia mai
E va su ancora
E va su

Qui da noi per cinque volte
poi due volte in Francia
Per il mondo quattro volte
contro il vento due
Occhi miti e naso che divide il vento
occhi neri e seri
guardano il pavé

E va su ancora
E va su
E va su …

Poi lassù ,
contro il cielo blu
con la neve che ti canta intorno
E poi giù
Non c’e’ tempo per fermarsi
per restare indietro
la signora senza ruote
non aspetta più
un omino che non ha
la faccia da campione,
con un cuore grande
come l’Izoard

e va su ancora
e va su
e va su
e va su …
 
Qui un video con alcune immagini di Fausto Coppi accompagnate dalla canzone di Gino Paoli.

Liszt compie 200 anni: musica senza parole

Franz e Marie. Un viaggio sentimentale. è il titolo del concerto dell’Unione Musicale tenutosi il 26 ottobre 2011 in onore del bicentenario dalla nascita di Franz Liszt (1811-1886), famoso compositore e pianista ungherese dell’Ottocento, presso il conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino. L’esecuzione musicale, ideata dallo scrittore e critico musicale de La Stampa Giorgio Pestelli, è un connubio tra parole e musica. Pestelli, voce narrante, racconta le avventure di Liszt e Marie d’Agoult in fuga da Parigi verso la Svizzera e l’Italia; ma la narrazione è puntualmente intervallata dal pluripremiato pianista Davide Franceschetti, il quale suona egregiamente brani tratti dalle composizioni di Liszt scritte durante il viaggio. Nel concerto viene primamente raccontata la fuga in Svizzera con i brani Le lac de Walenstadt e Vallée d’Obermanne, estratti da Années de pèlerinage.Première Année. Suisse R 10; in seguito verranno suonati da Années de pèlerinage. Deuxième année. Italie R 10b: Sposalizio; Il pensieroso; Canzonetta di Salvator Rosa; Sonetto 47, 104, 123 del Petrarca e Après une lecture de Dante. Fantasia quasi Sonat, scritti durante la permanenza di Liszt in Italia. L’unione tra parole e musica non riesce alla perfezione: il racconto e i brani sono disconnessi tra loro, poichè non sono chiare le motivazioni che portano Liszt a comporre quei pezzi proprio in quel momento del viaggio. Pestelli non è coinvolgente, annoia e delude l’ascoltatore che non riesce ad immedesimarsi nella situazione del musicista ungherese: rimane una storia non percepibile, lontana, antica. Ma fortunatamente Franceschetti e la sua magnifica interpretazione sono capaci di trasmettere tutte le emozioni e le sensazioni che Liszt ha voluto comunicare attraverso la sua musica. Sarebbe stata sicuramente più efficace una semplice e precisa introduzione al brano da parte di Pestelli: la musica di Liszt non ha bisogno di parole.