13 anni senza Fabrizio De Andrè

È morto l’11 gennaio 1999. Fabrizio De Andrè manca ormai da 13 anni. 40 anni di carriera, 13 studio album e altri brani pubblicati come singoli, inseriti successivamente in una raccolta. Fabrizio De Andrè, soprannominato “Faber” dall’amico d’infanzia Paolo Villaggio, nasce a Genova il 18 febbraio 1940. A 16 anni inizia a suonare la chitarra, frequenta il liceo classico, si iscrive all’università di legge, che abbandonerà per dedicarsi esclusivamente alla musica. In quegli anni scrive Marinella, ascolta i Brassens, di cui traduce alcuni brani, e si avvicina al jazz con i colleghi Tenco, Bindi e Paoli. Capisce che fare il cantautore è la sua strada, sia moralmente che economicamente. Nel 1961 viene pubblicato dalla casa discografica Karim il primo 45 giri. Nei testi Faber racconta storie di emarginati, ribelli, prostitute, parla di abosto, omosessualità e disagio nel mondo borghese: scrive un tipo di una canzone colta che tratta di tematiche sociali, utilizzando un linguaggio semplice ma con metafore poetiche. Infatti, i testi vengono considerati delle vere e proprie poesie, tanto che alcune vengono addirittura inserite nelle antologie scolastiche. Lo scopo delle sue canzoni è quello di indicare la strada giusta da seguire, attraverso l’insegnamento di codici di comportamento. Per De Andrè fare il cantante significa fare uu mestiere serio, su cui impegnarsi e riflettere. Per quanto riguarda la musica segue le tradizini musicali regionali (scrive anche in dialetto genovese), unendole alle sonorità di stampo internazionale. Per Fabrizio la musica è un mezzo di comunicazione, in grado di far guarire le persone: deve emozionare a seconda del timbro e tono di voce usato. Nel 1966 esce il suo album d’esordio Tutto Fabrizio De Andrè e dal 1968 iniziano gli anni più profiqui per il cantante fino al 1973, periodo in cui compone Cantico dei drogati, canzone tratta dalla poesia di Riccardo Mannerini Eroina, e pubblica il disco La buona novella, in cui reinterpreta il pensiero cristiano, sottolineando l’aspetto umano di Gesù in contrapposizione al modello sacralizzato dalla Chiesa. L’album più importante e anche quello più criticato è Storia di un impiegato: un concept album a sfondo politico, vicino al movimento studentesco. Dal 1972 fa concerti dal vivo, anche se un senso di timidezza e imbarazzo per l’occhio sinistro più chiuso del destro lo attanaglia. Per questo motivo si esibisce in penombra e bevendo whisky. La famiglia De Andrè viene poi sequestrata in Sardegna nel 1979 per quattro mesi. Fabrizio entra sensibilmente a contatto con la gente sarda: questa esperienza ispirerà molte canzoni in cui paragonerà i sardi ai pellerossa. Nel 1984 esce Creuza de ma, album in cui descrive la realtà mediterranea e canta solamente in genovese. Successivamente collabora con Mauro Pagani, Nicola Piovani, Ivano Fossati e il figlio Cristiano De Andrè. Nel 1997 gli viene assegnato il premio Lunezia e viene definito come il Bob Dylan italiano. Durante la tournèe del 1998 gli viene diagnosticato un carcinoma polmonare che lo costringerà ad interrompere il tour. Morirà pochi mesi dopo a Milano. In suo onore gli sono state dedicate molte biblioteche, scuole e vie. Inoltre il figlio Cristiano pubblica nel 2009 e 2010 l’album De Andrè canta De Andrè, in cui reinterpreta le canzoni del padre.
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