Sanremo 2012: prima serata "non-tecnica". La pagella

Nonostante lo share del 50% circa e oltre 14 milioni di spettatori, la prima serata del 62° festival di Sanremo parte con il piede sbagliato. Il motto di quest’anno “siamo tecnici”, in linea con l’attuale condizione politica dell’Italia, non è servito a molto: un problema tecnico, legato alle votazioni dei 300 componenti della giuria demoscopica, ha causato l’annullamento della gara del 14 febbraio con un annuncio ufficiale comunicato a fine serata. L’imbarazzato Gianni Morandi cerca di spiegare, tra le grida degli spettatori indignati, che nella giornata seguente verranno eliminate quattro canzoni in gara. Ad aiutarlo interviene Rocco Papaleo, che smorza la tensione dicendo ironicamente: “Occupate il teatro Ariston!”. Inoltre manca Ivanka Mrazova, k.o. per un torcicollo che non le ha permesso di salire sul palco. Ma a sostituirla ci sono le damigelle della scorsa edizione, Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez, spigliate e disinvolte.
Il festival 2012 si apre con “Comici soli”, la nuova canzone satirica di Luca e Paolo, i quali passano il testimone a Rocco Papaleo e ironizzano sull’arrivo di Celentano. Entra in scena poi il conduttore Gianni Morandi, molto più a suo agio rispetto all’anno scorso ma ugualmente emozionato. La gara musicale vede l’esibizione dei 14 artisti Big (in ordine di apparizione): 
Dolcenera – Ci vediamo a casa : canzone orecchiabile, semplice, nelle sue corde, che ricorda le tonalità di Alex Britti. Il ritmo è moderno e classico al tempo stesso, attraverso la partenza con una melodia d’archi e sonorità rockeggianti. La cantante, pur essendo la prima, mostra una grande carica ed entusiasmo. – Voto 7
Samuele Bersani – Un pallone: pezzo metaforico che racconta della condizione dell’Italia. E’ un testo da capire, che naturalmente non colpisce al primo ascolto. Inoltre l’interpretazione è scarna, ricca di stonature e la presenza sul palco è priva di entusiasmo. Il vestito da pinguino di certo non aiuta. – Voto 4.5
Noemi – Sono solo parole: il testo di Fabrizio Moro non le rende giustizia, in quanto la voce di Noemi perde la sua grinta, non graffia come al solito. E’ molto incerta, ma nel ritornello si riprende e cerca di dare il meglio di sè, nonostante la scarsa originalità del brano. Ci si aspettava di più. – Voto 6
Francesco Renga –  La tua bellezza: Renga tiene in pugno il pubblico con un brano dalla costruzione armonica incisiva e timbri romantici. Il cantante mostra di saper dominare il palco e di possedere una tecnica e una voce impeccabile, anche se il testo è piuttosto convenzionale. – Voto 9.5
Chiara Civello – Al posto del mondo: tipico brano sanremese, banale e impersonale. Interpretazione fredda e distaccata per un testo che esprime un amore intenso. Unica particolarità è l’inserimento della fisarmonica nella melodia, richiamando le sonorità del tango argentino. – Voto 5
Irene Fornaciari – Grande mistero: la figlia di Zucchero torna all’Ariston (di nuovo?!) con un pezzo scritto da Davide Van De Sfroos, trasmettendo fervore e vitalità con la presenza scenica. La musica è accattivante, con sonorità che richiamano la dance anni ’90 e le ballate irlandesi. Irene fa suo il pezzo ma la voce non è abbastanza grintosa. – Voto 9
Emma – Non è l’inferno: Impacciata sulle scale a causa dei tacchi vertiginosi, la vincitrice di Amici porta una canzore che tratta del precariato, tema sociale che ci riguarda da vicino. Testo quindi importante, ma non certo capito al primo ascolto. Forse Emma ne era cosciente ed è per questo che si è vestita di verde… speranza. – Voto 6.5
Marlene Kuntz – Canzone per un figlio: il brano fa discutere. Non è sicuramente sanremese. Le tonalità sono forti, rock acceso e stile personale. Necessario un secondo (se non un terzo) ascolto. – Voto 5.5
Eugenio Finardi – E tu lo chiami Dio: Brano che non colpisce. Pur essendo un testo impegnativo, quasi teatrale, da un cantautore del suo calibro ci si aspettava una canzone di più spessore per quanto riguarda il ritmo e il timbro. Ricorda Chiamami ancora amore di Vecchioni. – Voto 4

Gigi D’Alessio & Loredana Bertè – Respirare: duetto inedito che incuriosisce non solo per l’eleganza della Bertè, ma anche per la loro canzone che rimane in testa. Orecchiabile e immediata, però non spicca per l’originalità. La musica ricorda gli anni ’90. – Voto 6
Nina Zilli – Per Sempre: canzone che tratta di una storia d’amore tormentata e utopica. La cantante sente molto il pezzo e riesce ad interpretarlo al meglio, avendo anche un’ottima presenza scenica. Richiami alle sonorità degli anni ’60. – Voto 8
Pierdavide Carone e Lucio Dalla – Nanì: più che al festival di Sanremo, sembra di essere allo Zecchino D’oro in cui Carone deve essere guidato dal suo maestro Dalla, che dirige l’orchestra. La canzone racconta di un amore impossibile ed è interpretata eccellentemente, grazie anche alla voce di Dalla che l’arricchisce. – Voto 8.5
Arisa – La notte: testo delicato e romantico, voce pulita e senza stonature, interpretazione impeccabile, look completamente rinnovato ed elegante. Questa è la nuova Arisa che cattura il pubblico. – Voto 10
Matia Bazar – Sei tu: Interpretazione austera per una canzone banale e scontata, che sa di vecchio. Silvia Mezzanotte elegantissima, ma… si è rivolta allo stesso stilista di Noemi? – Voto 4
La competizione canora è stata interrotta dalla comparsa in scena dell’ospite più atteso: Adriano Celentano. Il suo intervento al festival è stato criticato, sia per gli argomenti trattati (chiesa e consulta), sia per il fatto che ha dominato il palco per oltre 50 minuti, facendo aumentare l’ansia e la tensione tra i cantanti dietro le quinte. Probabilmente il monologo di Celentano doveva essere spezzato dalle canzoni in gara, per dare fiato al pubblico ed ascoltare meglio i suoi discorsi profondi. Celentano soprattutto doveva essere più vero, invece di creare una scenografia finta e delle scenette con la partecipazione di Morandi, Pupo, Papaleo e Canalis. La gente ha bisogno di sincerità, non di finzione e falsità: ne ha già viste troppe. Il protagonista di Sanremo dovrebbero essere le canzoni in gara, non gli ospiti e le loro opinioni. Ora i riflettori sono puntati sul Molleggiato, non sui 14 artisti.
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