Addio Megaupload: FBI vs Anonymous

Il web è in rivolta. Tweet di protesta e pagine facebook contro la chiusura di Megaupload, il sito più popolare per l’archivazione, condivisione e il download di file video, audio e software. Il fondatore Kim Schmitz insieme a tre dei suoi collaboratori sono stati arrestati in Nuova Zelanda, con un mandato di cattura dell’FBI. L’atto è avvenuto circa 24 ore dopo lo sciopero di internet indetto contro la Sopa (la legge antipirateria, in discussione al Congresso degli USA, che limita la libertà di espressione online). Altri due soci sono ancora liberi e ricercati dalla polizia di tutto il mondo. 
Megaupload è un cyberlocker: una specie di magazzino virtuale, in cui gli users possono archiviare file troppo grandi per essere spediti via e-mail. Il fondatore guadagnava mediante la pubblicità sulle pagine e attraverso la modalità Premium, che consentiva di scaricare più velocemente un numero illimitato di file. I procuratori federali della Virginia, oltre ad aver oscurato il sito, hanno sequestato i server, venendo in possesso di migliaia di dati: indirizzi IP, log e dati degli utenti Premium. Megaupload vantava di 150 milioni di iscritti, 50 milioni di visitatori al giorno e condivideva materiale protetto da copyright, procurando alle maggiorni industrie informatiche, discografiche e cinematografiche un danno pari a 550 milioni di dollari. Kim Schmitz si difende, dichiarando che i responsabili del materiale caricato sono solamente gli utenti. Infatti, la condanna non è tanto per i file condivisi, ma per la creazione e gestione di un sito internet a scopo di lucro, che incentiva lo sharing di materiale illegale. Inoltre Schmitz era a conoscenza del fatto che molti degli utenti registrati condividevano file protetti dal copyright, ma non venivano bloccati come prevedeva la legge. Per questo motivo rischia 50 anni di carcere, con l’accusa per associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, al riciclaccio e violazione dei diritti d’autore. 
Gli hacker di Anonymous sono indignati da questo blitz della rete e stanno organizzando una rivolta virtuale: sono già stati oscurati, mediante la tecnica “denial of service”, il sito del Dipartimento della Giustizia americana, della casa discografica Universal, Recording Industry e Warner Music, della Motion Picture Associaton of America e anche il sito dell’ufficio copyright statunitense. In più Anonymus sta lavorando per ripristinare il backup di Megaupload e ripristinarlo. Già su internet si sta diffondendo sui vari social network la voce di un nuovo dominio chiamato megaupload.bz, ma propabilmente è solo un sito soggetto a phishing. Intanto però aumentano sempre di più gli users che appoggiano l’insurrezione di Anonymous contro l’FBI: più di 5.600 persone. E questo è solo l’inizio. Chi vincerà questa guerra virtuale?
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